Catena nel sentiero falcia motociclista Dramma sfiorato

Un’uscita in moto che poteva sfociare nel dramma quella avvenuta nei giorni scorsi a Posina, dove solo per un colpo di fortuna un motociclista, falciato da una catena tirata a mezz’aria da ignoti lungo un sentiero, non è rimasto infortunato.

La comitiva di bikers appartenenti al Motoclub Schio stava percorrendo con mezzi da enduro, regolari e targati, una strada sterrata che si imbocca nei pressi del campo da calcio posenate, quando all’improvviso dietro ad una curva si è imbattuta nella catena tirata all’incirca ad altezza torace. Non c’è stato tempo per frenare, ed uno di loro l’ha centrata in pieno. Il cavo, che non si è spezzato nonostante non fosse di elevato spessore, ha colpito la forcella anteriore della moto, spaccando in più parti il parafango e la mascherina del fanale, ma evitando perlomeno l’impatto con il pilota che poteva avere conseguenze ben più gravi.

«Purtroppo non è il primo caso che capita nell’Altovicentino – spiega Andrea Brasola, presidente dell’associazione “Escursionisti su ruote Veneto” che sta seguendo da vicino questa ed altre vicende simili -. Qualche tempo fa abbiamo rinvenuto ad esempio delle tavole chiodate in alcuni punti boschivi a Recoaro e Valdagno».

Per il caso di Posina i bikers hanno ieri sporto denuncia dai carabinieri. «Se non si trattava di una strada sterrata comunale o regionale, probabilmente era una strada privata ad uso pubblico – aggiunge -. In ogni caso, anche volendo segnalare un accesso privato, la catena non doveva presentarsi così, ma posizionata in un punto ben visibile, non certo dietro una curva, e inoltre dotata di elementi segnalatori bianchi e rossi e delimitata da dei paletti».

L’argomento è scottante, soprattutto d’estate, e sono diversi gli enti locali, fra Schio, che si affidano a volontari di associazioni per tutelare flora e fauna pedemontana dal passaggio di veicoli.

Sul tema della tutela della sicurezza gli “Escursionisti su ruote Veneto” sollevano inoltre la questione relativa alle varie forme di guardie volontarie, attivate dai Comuni attraverso l’opera di volontari appartenenti ad associazioni locali a cui vengono affidati incarichi di vigilanza, anche miratamente sul fronte motoristico come nel recente caso di Malo e Monte di Malo. «Ci troviamo di fronte ad un accordo tra alcuni sindaci, l’associazione Italcaccia ed altre associazioni di cacciatori che porterà solo ad acuire le problematiche sul territorio. In generale si tratta di accordi, stretti anche in altri Comuni, che al di là di un indubbio battage mediatico a favore della categoria dei cacciatori, porteranno sulle scrivanie dei primi cittadini una caterva di giustificati ricorsi. Giova forse ricordare che il ruolo di guardie venatorie non attribuisce la qualifica di agenti di polizia stradale nè tanto meno la qualifica di agenti di polizia giudiziaria». Il presidente Brasola si chiede quindi «come potranno legittimamente fermare e quindi verbalizzare moto o quad o auto lungo un sentiero, che ricordiamo ai disattenti essere una strada a fondo naturale. Queste questioni andrebbero gestite con più attenzione dalle Amministrazioni, altrimenti poi ci si ritrova con i privati proprietari dei terreni che diventano sceriffi».

Silvia Dal Ceredo
Il Giornale di Vicenza

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