Articolo ne “Il Giornale di Vicenza” in risposta al vicesindaco di Caltrano.

Arriverà sul tavolo del procuratore il caso del cavo- trappola posizionato lungo un sentiero nella zona montana di San Donato, a Caltrano.

Dopo la segnalazione di un giovane ciclista che nei giorni scorsi si era imbattuto nel filo metallico teso tra due alberi per impedire il passaggio ai visitatori indesiderati, scende in campo l’associazione “Escursionisti su ruote Veneto”. Il gruppo di appassionati delle due ruote, a motore e non, ha infatti manifestato l’intenzione di presentare un esposto in procura in seguito alle parole del vicesindaco di Caltrano Giovanni Zanocco.

L’amministratore, condannando l’episodio e sottolineando la pericolosità del gesto di ignoti, aveva però parlato anche di un possibile deterrente contro le scorribande di motociclisti e ciclisti su colline e rilievi.

Frasi contro cui punta ora il dito il circolo guidato da Andrea Brasola, che da mesi osserva quanto sta accadendo nell’area caltranese, dove la tensione tra turisti e residenti, intenzionati a blindare i sentieri agro silvo pastorali, è alle stelle.

Ad annunciare l’azione legale il portavoce Filippo Benvegnù, che sottolinea la gravità delle dichiarazioni del vicesindaco: «Quello che è accaduto a Caltrano e che ci è stato segnalato dallo stesso ragazzo che ha informato del fatto i carabinieri, non può essere considerato un deterrente, stiamo parlando di un tentato omicidio – attacca il referente veneto – di più, affermazioni di questo genere fatte da un pubblico ufficiale come può essere il vicesindaco costituiscono apologia di reato e istigazione a delinquere e per questo intendiamo procedere».

Secondo l’associazione di escursionisti che raccoglie soci e simpatizzanti in tutta la regione, l’accesso ai sentieri non sarebbe tra l’altro vietato: per esserlo dovrebbero esserci cartelli o barriere fisiche, che non ci sono e dunque il passaggio, alle bici quanto meno, sarebbe consentito. «Al di là del fatto che bisognerà parlare con i residenti, perché problemi ce ne sono da tempo, non intendiamo lasciar correre quanto detto dagli amministratori, che sembra una sorta di giustificazione per un’azione che avrebbe potuto ammazzare qualcuno» incalza Benvegnù.

A sostenere le ragioni del gruppo veneto le foto spedite dal cicloturista: negli scatti realizzati dal giovane si vedono sia i segni lasciati dal cavo sul collo, senza per fortuna serie conseguenze, sia il minaccioso filo metallico teso tra due tronchi ad altezza di viaggiatore su due ruote.

Giulia Armeni
Articolo incriminato del 08 settembre 2017 :
“Un avvertimento chiaro a ciclisti e motociclisti, che suona più o meno così: «Qui non siete graditi».A parlare per manifestare l’insofferenza di una parte della comunità locale nei confronti dei turisti delle zone montane di Caltrano un cavo metallico teso ad altezza di ruota lungo una stradina silvo pastorale, nella zona di San Donato. Un filo metallico nel quale, qualche giorno fa, si è imbattuto un ragazzo impegnato in un giro in mountain bike lungo i sentieri sopra i mille metri di quota, da tempo e in particolare nel periodo estivo presi d’assalto da biciclette e moto da cross. Proprio la presenza di decine di persone, nel fine settimana e in orario serale, sarebbe all’origine delle tensioni createsi con alcuni residenti, come conferma il vicesindaco di Caltrano Giovanni Zanocco. «La situazione è tesa da diverso tempo nella località di San Donato soprattutto – spiega – chi vive lì mal sopporta il caos che deriva dalle scorribande dei tanti mezzi che, anche di notte, utilizzano le strade montane».

Sentieri tra i boschi il cui accesso è vietato per legge ai mezzi a due ruote e consentito solo a piedi: un divieto ignorato da quanti, sempre secondo ciò che riferisce l’amministrazione comunale, avrebbero preso colline e rilievi caltranesi per un circuito d’allenamento.

Per questo il rinvenimento del cavo lungo una di queste stradine, curate e mantenute dai volontari del Gam, è stato colto sì con preoccupazione ma non con stupore: «Lamentele ce ne sono tante e quando abbiamo ricevuto dalla stazione dei carabinieri di Roana la copia della segnalazione sul ritrovamento non ci siamo sorpresi».

Non una denuncia vera e propria quella messa nero su bianco, in un primo momento, dai militari della stazione di Chiuppano, ma la testimonianza del giovane cicloturista che, fortunatamente, si è accorto della trappola prima di finirci addosso con la bicicletta, allertando le forze dell’ordine.

Il ragazzo, che stava percorrendo la strada tagliafuoco a velocità moderata, è riuscito ad accorgersi in tempo del filo di ferro, fermandosi e togliendolo lui stesso per evitare che qualcun altro vi rimanesse impigliato, magari anche con gravi conseguenze.

«Avevamo già disposto, d’intesa con la Forestale, controlli mirati nei mesi e nelle settimane scorse, per evitare che i sentieri tutelati venissero utilizzati in modo improprio – chiarisce il vicesindaco – non abbiamo idea di chi possa essere stato a posizionare quel filo che , avrebbe potuto mettere seriamente in pericolo ciclisti e motociclisti».

L’episodio è solo l’ultimo di una lunga lista di vendette e ritorsioni fra le popolazioni autoctone dei territori montani e i turisti ed escursionisti spesso malvisti.

«L’auspicio – conclude Zanocco – è che perlomeno quello che è successo possa servire da deterrente evitando che in futuro si giunga ad ammonimenti del genere, che potrebbero davvero portare a spiacevoli conseguenze».”

Giulia Armeni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *